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Curiosità su Edimburgo

che - forse - non conoscevi

Irene Pila

Irene Pila

Scotland, United Kingdom

Pub

  • I pub chiudono prima di quanto pensi: molti smettono di servire alle 23:00. Non è una leggenda: è proprio la licenza. Vuoi bere dopo? Ti conviene cercare bar con “late license”, ma non sono ovunque. Non dare per scontato di poter fare la notte “all’italiana”.

Trasporti

  • L’aeroporto–centro non richiede Uber: il tram arriva in centro in circa 35 minuti. Più comodo, più affidabile e spesso più economico dei taxi. E se piove (cioè quasi sempre), è anche più pratico.

Extra che funzionano bene in un carosello

  • I fantasmi sono un business: metà dei sotterranei della città non è realmente “infestata”, ma le storie funzionano da anni. È un buon reminder: Edimburgo vive di narrazione, molto più di quanto sembri.

  • Greyfriars Kirkyard ha ispirato Harry Potter, ma non tutto è vero: alcuni nomi sulle tombe hanno ispirato i personaggi, sì. Ma la storia del “cane che ha vegliato per 14 anni la tomba del padrone”… è stata molto romanzata. Perfetta per un carosello se vuoi far riflettere su quanto ci piacciano le leggende.

  • Il vento non è un dettaglio: certe vie, come il North Bridge, possono essere talmente ventose che fatichi a camminare. Non è un’esagerazione. Se vuoi foto decenti, meglio vicoli riparati come Victoria Street.
    Sotto la Royal Mile c’è una vera città fantasma: Mary King’s Close era un dedalo di vicoli abitati fino al XVII secolo. Durante la peste, molte case vennero murate dall’esterno per isolare gli infetti. Non erano vivi quando li chiusero dentro… almeno in teoria. La versione dei “murati vivi” è più mito che realtà, ma la gestione della peste fu comunque spietata.

    In Scozia furono giustiziate circa 2.500-3.000 donne accusate di stregoneria, e Edimburgo era una delle capitali degli strangolamenti e dei roghi. Il punto più atroce era il castello, dove venivano bruciate a dozzine. Molte confessioni arrivavano dopo torture assurde: “needle pricking” (pungere il corpo per trovare il segno del diavolo), sonno forzato per giorni, water torture… Alcune venivano strangolate solo se erano “fortunate”, altrimenti venivano arrostite vive. Nessuna favola dark, tutto documentato.

    All’inizio dell’Ottocento, gli studenti di medicina avevano bisogno di cadaveri per studiare. Saccheggiatori di tombe erano ovunque, e nei cimiteri di Edimburgo i morti venivano protetti con sbarre di ferro, le cosiddette mort-safes, gabbie letterali poste sopra le tombe per impedire il furto dei corpi. È inquietante pensare che il furto di cadaveri fosse così normale da richiedere inferriate.

    Greyfriars Kirkyard è un concentrato di storie lugubri. La più famosa è quella del MacKenzie Poltergeist, legata al mausoleo del giudice che condannò centinaia di Covenanters a morte. Da decenni ci sono racconti sensazionalizzati di persone che escono dal cimitero con graffi, lividi o svenimenti. Che sia vero? Probabilmente no. Che il cimitero sia inquietante per la sua storia? Assolutamente sì.

    Burke e Hare, due dei più famosi serial killer “per profitto”, vivevano nell’Old Town. Non si limitavano a dissotterrare cadaveri: li producevano. Soffocavano le vittime con tecniche che non lasciavano segni e le vendevano al dottor Knox della scuola di anatomia. Furono catturati solo dopo 16 omicidi. Dettaglio morboso: il corpo di Burke, impiccato, fu donato alla scienza, e il suo taccuino fatto di pelle umana è ancora visibile al Surgeons’ Hall Museum.

    Le vaults sotto il South Bridge vennero usate come depositi, poi come case per poveri e infine come rifugi criminali. Le condizioni erano disumane: buio, acqua, malattie, violenza. Le storie “paranormali” moderne nascono soprattutto dalla suggestione, ma il contesto storico è già di per sé terrificante.
    e...

    Hai presente il Nor Loch? Anche dopo essere stato prosciugato, il fondale era talmente impregnato di feci, cadaveri e rifiuti chimici che per decenni gli animali che ci camminavano sopra morivano o impazzivano. Non è folklore: era un concentrato di sostanze letali. Oggi ci passeggi sopra tranquillamente nei Princes Street Gardens. Ironico, no?

    Alla Netherbow Port, una delle porte principali dell’Old Town, venivano esposte teste umane infilzate su picche. Non era uno spettacolo temporaneo: rimanevano lì per settimane. L’obiettivo era “educativo”, un avviso per chiunque entrasse: “Comportati bene”. La puzza era così intensa che venne registrata perfino nei resoconti municipali.

    South Bridge, appena costruito nel XVIII secolo, diventò subito un luogo preferito per i suicidi. Per “ripulirlo” venne deciso di costruire una fila di case e botteghe sui lati del ponte, nascondendo così sia la struttura sia il suo passato. Una soluzione pratica per cancellare ciò che non si voleva vedere.

    A Calton Hill c’era un piccolo terreno dove venivano sepolti i malati mentali morti negli ospedali cittadini. La gente dell’epoca trovava “divertente” andarci a fare picnic e osservare le fosse aperte. In quel contesto, l’essere umano supera qualsiasi finzione horror.

    Il Surgeons’ Hall Museum mostra una realtà ancora più cruda: taccuini rilegati in pelle umana, organi deformati, strumenti di tortura medica e il cranio di Burke, serial killer e venditore di cadaveri. Qui il macabro non è estetica, è proprio la crudeltà della medicina pre-moderna.

    Uno dei vicoli dell’Old Town ha un racconto inquietante: durante dei lavori nel XVIII secolo sarebbero stati ritrovati piccoli resti murati in una parete. La storia popolare parlava di una bambina murata viva per punizione, ma analisi successive indicarono che probabilmente erano resti spostati dal cimitero vicino. Il mito è più crudele della verità, ma il fatto che venisse creduto così facilmente dice molto sul clima della città.

    A Greyfriars e Canongate, i furti di cadaveri non erano rari e spesso avvenivano con la complicità dei custodi, pagati sottobanco dagli studenti di medicina. Le “mort-safes”, le gabbie di ferro sulle tombe, erano lì per proteggere i corpi da studenti, medici e guardiani: tutti complici, tutti in affari con i morti.

    Alcuni vicoli dell’Old Town erano così stretti e bui che chi tornava a casa ubriaco rischiava di cadere nei pozzi neri, letteralmente buche piene di rifiuti umani. Di notte, quando i residenti liberavano i secchi delle latrine, gridavano “Gardyloo!” Chi non si scansava veniva travolto dagli scarti. Macabro? Più che altro disgustoso.

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